Net_democracy: GAIA
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Connettersi alla rete, fare rete; diventa una strategia, un modello, una struttura assolutamente indispensabile, non sono io a dirlo ma è un dato di fatto. Un po’ di ritardo, se ne sono resi conto anche i Paesi dell’OCSE, dove a Seul, nel mese di giugno, hanno dichiarato solennemente che: internet è sviluppo.
Il popolo della rete sta rovesciando tutti gli schemi, ricombinandoli, ripensandoli cogliendo impreparati tutti coloro che pensavano che fosse una delle solite diavolerie destinata a svanire nel giro di qualche anno al massimo, ed invece…
La rete ha assunto sempre, ed è e rimane, in costante mutamento negli anni; crea forme nuove, amplifica desinenze e concetti stantii, apre nuovi varchi in ciò che si conosceva o che si credeva di sapere. Non si sa quale sia la direzione o la forma che assumerà la prossima volta, ora, si può solo esserci dentro e continuare ad esplorare nuovi scenari e paradigmi. Il network crea nodi e snodi, crea delle connessioni per lo sviluppo: è la membrana di conoscenza che avvolge e che unisce le sinapsi celebrali generando un substrato di materia grigia in continua evoluzione.
Questo lo hanno capito le persone e lo stanno capendo anche le imprese, e perfino gli scienziati che tramite social networks, social media, wiki, sono riusciti a condividere dati e conoscenza che prima era quasi impossibile, dando nuova linfa all’innovazione alla ricerca tecnologica e culturale. Si riscopre un IO ed un NOI, un gruppo di persone, un vero e proprio Network. La forza di tutto questo proviene proprio dalle persone, dal basso. Abbiamo attraversato un’era di completa spersonalizzazione, quella della mass-production data dal fordismo; quella della distruzione e della ricostruzione; quella post-industriale; quella mediatica dal palinsesto televisivo; quella di piombo; quella di rivoluzione ed evoluzione, fino a quella della ControCultura che porta a riprendere il “seno” della realtà, lentamente, che permette di ritagliarsi i propri spazi, in base ai propri bisogni.
Qual’è lo stato attuale? Si parla di Web-2.0 ma preferisco definirlo “Social_Web”, sicuramente allo stato liquido. La rete è diventata come una volta lo erano le botteghe ed i laboratori rinascimentali: una perenne fase di trasformazione, di sperimentazione, di estensione e di “protesi sintetiche”…
Spesso si parla dell’Era dell’Informazione da cui ne deriva la cosidettà società delle reti ma cosa si intende più precisamente!!?!
Per spiegare questa evoluzione inizierei ha definire la Net_Economy o New_Economy, precisando che non è l’economia delle aziende che usano internet, quanto il modello di business e il network informatico, i quali diventano indispensabili a livello organizzativo e operativo.
In questo il Networking diventa un elemento cruciale della società dell’informazione, comprendendo aziende, persone, media e governi: si tratta in pratica di una comunicazione flessibile organizzata da tecnologie informali. Internet non è solo una tecnologia ma diventa quindi un mezzo tecnologico fondamentale, ridefinendo a sua volta due tipi di identità, quella collettiva e quella individuale.
E’ bene che le imprese capiscano che nella realtà è inimmaginabile che l’economia possa mantenere per sempre un livello costante o crescente di produttività, l’introduzione di nuove tecnologie porta un aumento di rendimento delineando 3 fattori importanti: organizzazione reticolare, risorse umane adeguate e capacità d’innovazione dell’azienda. Il cambio di paradigma porta ad incanalare i profitti negli investimenti piuttosto che sui consumi, in quanto la materia prima della New_Economy sono il know how e il settore dell’R&D (per questo oggi ci si è concentrati molto sul tema dell’innovazione); l’aumento di produttività è visto e deve poter interessare non solo le singole aziende ma anche l’intero panorama imprenditoriale del Paese. Le imprese devono essere capaci di coniugare know how e talento se vogliono generare innovazione, ma il Know how dipende a sua volta da 2 fattori che sono il sistema universitario e l’immigrazione, in questo caso si tratta di operare una scelta tra i due.
Il messaggio che viene lanciato è il seguente:
L’economia può svilupparsi attraverso l’innovazione (eliminazione degli sprechi, adozione di processi più “verdi”, uso di fonti energetiche alternative….) il potenziamento dell’R&D ecc, ma bisognerà creare un rapporto fiduciario tra società civile e mercato in un’ottica di espansione glo-cale.
Per completare il processo di trasformazione manca un ultimo elemento: la rivoluzione dello spazio, che riguarda in primis noi stessi inglobando anche le città fino ad espandersi oltre. In tutto questo i veri protagonisti non sono le tecnologie come si potrebbe pensare, ma bensì le persone e quindi dallo sviluppo sociale che dipende appunto dalla capacità di stabilire un’iterazione sinergica tra innovazione tecnologica e valori umani capace di sviluppare un nuovo modello di economia sostenibile; dato dalle condizioni istituzionali, dalla capacità di riorganizzare le imprese e reinventando la realtà sociale che ci circonda.
(M. Castells, La città delle reti, 2004)

Definizione di Economia tratta da Wikipedia:
Nell’ambito delle scienze sociali l’economia (dal greco οῖκος [oikos], ‘casa’ e νομος [nomos], ‘norma’, cioè “amministrazione della casa”) è definita come la scienza che studia le modalità di allocazione di risorse limitate tra usi alternativi, al fine di massimizzare la propria soddisfazione ovvero la scienza che studia la produzione, la distribuzione ed il consumo dei beni e dei servizi. Nella visione che interpreta l’economia come la scienza della soddisfazione del fabbisogno attraverso lo scambio, tale studio dovrebbe essere nato con l’uomo e con ogni altro essere capace di scelte consapevoli di scambio a seguito di ragionamento.
Ma che cos’è effetivamente l’economia?
Si basa solamente sui mercati, sul denaro o forse si basa sulle scelte obbligate. Il nostro interesse ricade veramente solo sul denaro?! o sulle condizioni di scelta in regime di limitate risorse che l’uso del denaro ci permette di misurare?!?
L’economia oggi assume molti aspetti e penso che ogni economia politica, ambintale ecc che sia, abbia un’anima, una propira etica e filosofia di riferimento, senza la quale sarebbe di per sè sarebbe un’economia “morta”. Può un’economia avere come unico obiettivo la massimizzazione del profitto e concentrarsi solamente sul guadagno/profitto ?
Esiste un’economia divertente e creativa?!? esiste un tipo di economia che crei felicità, soddisfazione? o meglio esiste un altro sistema di misurazione oltre a quello del denaro? Potrei essere felice ma guadagnare di meno, o avere un profitto basso ma comunque contento?
La società mi sembra intrappolata in questo meccanismo che tendenzialmente porta a produrre di più, di conseguenza a consumare maggiormente, provocando falsi istinti e quindi a ricercare la gioia e la felicità nell’acquistare un prodotto. Si dice che il mercato sia libero ma la società lo è!?! o è vittima di processi economici atti all’inaridimento delle persone usate come macchine di acquisto!?!!
Quanto è giusto giocare sulle emozioni e sentimenti della gente per vendere o fare marketing!!! e se invece queste senzazioni le condividessimo o meglio interagendo insieme?!
Forse la soluzione potrebbe essere quella di usufruire dei commons e layers, privati e pubblici, dove poter sviluppare tecnologie nuove (nel campo privato) rilasciando quelle obsolete libere (nel campo pubblico). L’economia sta ed ha cambiato la società nel modo di comportarsi e nello stile di vita. E’ possiblile rovesciare ciò, in modo tale che sia la società a modificare l’economia?
Oggi è la società digitale a fare questo, provocando veri e propri cambi di tendenze ma, non solo anche, culturali ed etici. Vecchi modelli aziendali concentrati sull’ “IO” (ossia azienda intesa come sistema chiuso, in cui il “sapere” era fortemente racchiuso all’interno di essa e custodito assai gelosamente), sono ora messi in gioco e messi in discussione da nuovi modelli più aperti e trasparenti, in cui non conta solo l’ “IO” ma anche il “NOI”, quindi mettere e condividere un pò della mia conoscenza con altri in modo da poter trarne tutti profitto ed essere maggiormente in competizione con le grandi realtà. Soprattutto per quanto vale per la piccola e micro impresa un nuovo approccio, una nuovo tipo di cultura: quello del Network, da qui la Network Economy.
Sapere e conoscenze condivise per essere più competitivi, ma la sociètà che vantaggio avrebbe? Sicuramente un miglioramento economico, tecnologico e magari anche ambientale dato dalla possibilità di comunicare e parlarsi in cui sembra così scontato che in realtà non lo si faceva affatto, o meglio ora lo si può fare in maniera più effeciente ed efficace.
Network Society: distretti industriali a rete che comunicano e interagiscono tra loro, assieme ai distretti sociali glo-cali (a rete) e così anche il contrario; società a rete ed economia a rete che insieme mutano, scambiano, condividono, comunicano, parlano ed ascoltano.
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