Manifesto del Pubblico Dominio: firma anche tu!!!

Fonte: art. tratto integralmente da: www.publicdomainmanifesto.org

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Il Manifesto del Pubblico Dominio è stato prodotto nell’ambito del progetto europeo COMMUNIA, network tematico sul pubblico dominio digitale [1]

“Il libro, in quanto libro, appartiene all’autore, ma in quanto pensiero appartiene – senza voler esagerare – al genere umano. Tutti gli intelletti ne hanno diritto. Se uno dei due diritti, quello dello scrittore e quello dello spirito umano, dovesse essere sacrificato, sarebbe certo quello dello scrittore, dal momento che la nostra unica preoccupazione è l’interesse pubblico e tutti, lo dichiaro, vengono prima di noi”. (Victor Hugo, Discorso d’apertura al Congresso letterario internazionale del 1878, 1878)

“I nostri mercati, la nostra democrazia, la nostra scienza, le tradizioni della libertà di parola, e l’arte, tutto dipende in maniera cruciale da un pubblico dominio di materiale liberamente accessibile molto più di quanto non lo sia dal materiale informativo coperto da diritti di proprietà. Il pubblico dominio non è quanto rimane dopo che tutte le cose migliori siano state coperte dalle norme sulla proprietà. Il pubblico dominio è l’ambito da cui estraiamo i mattoni con cui costruire la nostra cultura. Rappresenta, di fatto, la maggior parte della nostra cultura.” (James Boyle, The Public Domain, p.40f, 2008)

Il pubblico dominio, nella sua accezione più ampia, è la preziosa risorsa di informazioni che è libera da quelle barriere all’accesso o al riuso generalmente associate alla tutela del copyright, sia in quanto libera da ogni tutela sul diritto d’autore oppure perchè i detentori dei diritti hanno volontariamente deciso di rimuovere tali barriere. Il pubblico dominio è il fondamento del nostro riconoscimento come espressione del bagaglio comune di conoscenze e cultura. È la materia grezza dalla quale viene ricavata la nuova conoscenza e si creano nuove opere culturali. Il pubblico dominio funge da meccanismo protettivo onde assicurrea che questo materiale grezzo sia disponibile al costo di riproduzione – vicino allo zero – e che tutti i membri della società possano costruirvi sopra. Mantenere un pubblico dominio sano e florido è essenziale per il benessere sociale ed economico delle nostre società. Il pubblico dominio riveste un ruolo fondamentale nel campo dell’istruzione, delle scienze, del patrimonio culturale e per i dati del settore pubblico. Un pubblico dominio sano e florido rappresenta uno dei prerequisiti per assicurarsi che ogni persona al mondo possa trarre giovamento dai princìpi dell’Articolo 27 (1) della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani («Ogni individuo ha diritto di prender parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere dell’arte e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici»).

La società dell’informazione digitalizzata in rete ha portato la questione del pubblico dominio al centro del dibattito sul copyright. Al fine di preservare e rafforzare il pubblico dominio abbiamo bisogno di definire una comprensione solida e aggiornata della natura e del ruolo di questa risorsa essenziale.

Questo Manifesto del Pubblico Dominio definisce il pubblico dominio e illustra i principi necessari e le linee guida per avere un sano Pubblico Dominio all’inizio del XXI secolo. Il pubblico dominio viene qui considerato in relazione alla normativa sul copyright, escludendo altri tipi di diritti sulla proprietà intellettuale (come i brevetti e i marchi) e intendendo la normativa sul copyright nel suo senso più ampio fino a includere i diritti economici e morali sottoposti al diritto d’autore e simili (inclusi i diritti annessi e i diritti sulle banche dati). Nella parte restante di questo documento, quindi, il copyright (o diritto d’autore) viene usato come un termine generico per indicare tutti questi diritti. Inoltre, il termine ‘opere’ (o lavori) comprende tutti i lavori protetti dal copyright così definito, includendo quindi database, spettacoli e registrazioni. Allo stesso modo, il termine ‘autori’ include fotografi, produttori, distributori, pittori e attori.

Il Pubblico Dominio nel XXI secolo

Il pubblico dominio auspicato in questo Manifesto è definito come quel materiale culturale che può essere usato senza restrizioni, esente dalla tutela del copyright. In aggiunta alle opere che fanno formalmente parte del pubblico dominio, ce ne sono molti validi lavori volontariamente condivisi dagli autori a condizioni generose creando così un “commons” (bene comune) di origine privata che opera per molti versi come fosse un pubblico dominio. Gli individui possono inoltre utilizzare molte opere protette grazie a eccezioni e limitazioni del copyright, quali il “fair use” (uso consentito) e il “fair dealing” (corretto trattamento). Tutte queste fonti, che permettono un migliore accesso alla cultura e al patrimonio collettivi, sono importanti e devono essere attivamente sostenute affinchè la società possa godere il massimo beneficio dalla condivisione della conoscenza e della cultura.

Il Pubblico Dominio

Il pubblico dominio strutturale occupa il cuore della nozione di pubblico dominio e comprende la conoscenza, la cultura e le risorse condivise, che possono essere usate senza le restrizione del copyright come definito dalle attuali normative. In particolare, il pubblico dominio strutturale si compone di due ambiti diversi di materiali:

1. Opere d’autore per le quali sono scaduti i termini della tutela del copyright. Il copyright è un diritto temporaneo garantito agli autori. Una volta raggiunta la scadenza di tale protezione temporanea, tutte le restrizioni legali cessano di esistere, pur se in alcuni Paesi soggette ai diritti morali perpetui dell’autore.

2. Il bene comune ed essenziale dell’informazioni che non è coperto da copyright. Le opere non tutelate dal diritto d’autore, perchè non hanno passato il test sull’originalità o perché escluse da tale tutela (come dati, fatti, idee, processi, sistemi, metodi, concetti, principi o scoperte, a prescidere dalla forma in cui vengano descritti, spiegati, illustrati o incorporati in altra opera, così come normative o decisioni giuridiche e amministrative). Questo bene comune essenziale è troppo importante per il funzionamento delle nostre società per essere vincolato da restrizoni legali o di altra natura, seppure per un periodo limitato.

Il pubblico dominio strutturale è storicamente un compromesso sui diritti degli autori tutelati dal copyright ed è essenziale per la memoria culturale e per i fondamenti della conoscenza delle nostre società. Nella seconda metà del XX secolo questi due elementi sono stati minacciati dall’estensione dei termini di tutela del copyright e dall’introduzione di ulteriori regimi di protezione legale simili al diritto d’autore.

Beni comuni volontari e prerogative dell’utente

In aggiunta a questo nocciolo strutturale del pubblico dominio, esistono altre fonti essenziali che permettono agli individui di interagire liberamente con le opere tutelate da copyright. Tali fonti rappresentano la ‘boccata d’aria’ della cultura e della conoscenza, assicurando che la protezione del copyright non interferisca con i requisiti specifici della società e con la scelta volontaria degli autori. Mentre queste fonti aumentano la possibilità d’accesso a opere sotto tutela, alcune di esse condizionano l’accesso a specifiche forme d’uso o categorie di utenti:

1. Opere volontariamente condivise dai titolari dei diritti. I creatori possono rimuovere le restrizioni d’uso sulle proprie opere rilasciandole con ‘licenze libere’ oppure ricorrendo ad altri strumenti legali che prevedano l’altrui utilizzo di tali lavori senza limiti, o ancora destinandole direttamente al pubblico dominio. Per le definizioni di licenze libere, si faccia riferimento alla definizione di software libero (http://www.gnu.org/philosophy/free-sw.it.html), e alla definizione di conoscenza aperta (http://opendefinition.org/1.0/italiano).

2. Le prerogative degli utenti create da eccezioni e limitazioni al copyright, dal “fair use” e “fair dealing“. Queste prerogative sono parte integrante del pubblico dominio. E assicurano l’esistenza di un sufficiente accesso alla cultura e alla conoscenza condivise, consentendo il funzionamento delle istituzioni sociali essenziali e la partecipazione sociale di individui con necessità particolari.

Considerati nel loro insieme, il pubblico dominio, la condivisione volontaria delle opere e le eccezioni e limitazioni al copyright, il “fair use” e il “fair dealing”, contribuiscono ad assicurare a tutti l’accesso alla conoscenza e alla cultura condivise, al fine di favorire l’innovazione e la partecipazione culturale a beneficio dell’intera società. È quindi importante che il pubblico dominio in ciascuna delle sue incarnazioni venga attivamentesostenuto, in modo da continuare a esercitare pienamente il proprio ruolo in questo periodo di rapido cambiamento tecnologico e sociale.

Principi generali

In periodi di rapido cambiamento tecnologico e sociale il pubblico dominio adempie ad un ruolo sostanziale per la partecipazione culturale e l’innovazione digitale, e di conseguenza va attivamente sostenuto. Per dare sostegno al pubblico dominio occorre tenere presente una serie di principi generali. I seguenti principi sono essenziali per preservare una significativa comprensione del pubblico dominio e per assciuare che il pubblico dominio continui a funzionare nel contesto tecnologico di una società dell’informazione in rete. Per quanto riguarda il pubblico dominio strutturale, questi principi sono i seguenti:

1. Il pubblico dominio è la regola, il copyright è l’eccezione. Poichè la tutela del copyright è garamtita solo alle forme di espressione originale, la larga maggioranza di dati, informazioni e idee prodotte nel mondo in ogni istante appartiene al pubblico dominio. Oltre alle informazioni che non hanno diritto alla protezione, all’inizio di ogni anno il pubblico dominio viene ampliato dall’ingresso di opere la cui tutela è scaduta. L’applicazione combinata dei requisiti di tutela e della durata limitata del copyright contribuisce al benessere del pubblico dominio in quanto assicura l’accesso alla conoscenza e alla cultura condivise.

2. La tutela del copyright deve durare solo il tempo necessario ad assicurare un ragionevole compromesso tra la protezione e la ricompensa all’autore per il proprio lavoro intellettuale, e la salvaguardia dell’interesse pubblico alla diffusione della cultura e della conoscenza. Nè dalla prospettiva dell’autore nè da quella del pubblico esistono argomenti validi (di qualsivoglia carattere storico, economico, sociale o altro) a sostegno di una durata eccessiva della protezione del copyright. Mentre l’autore dev’essere in grado di raccogliere i frutti del proprio lavoro intellettuale, il pubblico non va privato per un periodo esageratamente lungo dei benefici derivanti dal libero accesso a tali lavori.

3. Ciò che è nel pubblico dominio deve rimanere nel pubblico dominio. Il controllo esclusivo sulle opere di pubblico dominio non deve essere ristabilito rivendicando diritti esclusivi sulle riproduzione tecniche delle opere, o usando misure tecniche di tutela per limitare l’accesso alle riproduzione tecniche di tali opere.

4. Il legittimo utente di una copia digitale di un’opera nel pubblico dominio deve essere libero di (ri-)usare, copiare e modificare quest’opera. Lo stato di pubblico dominio di un’opera non significa necessariamente che questa vada messa a disposizione del pubblico. I titolari di un lavoro di pubblico dominio solo liberi di restringerne l’accesso. Tuttavia, una volta garantito l’accesso a un’opera, non devono essere imposte ulteriori restrizioni sul ri-uso, la modifica o la riproduzione della stessa.

5. Non vanno applicati contratti o misure tecniche di protezione che restringono l’accesso e il ri-utilizzo di opere già nel pubblico dominio. Lo stato di pubblico dominio di un’opera deve garantirne il diritto di ri-uso, modifica e riproduzione. Ciò vale anche per le prerogative dell’utente derivanti da eccezioni e limitazioni, dal “fair use” e “fair dealing”, assicurando che queste opzioni non vengano limitate da mezzi tecnologici o contrattuali.

In aggiunta, i seguenti principi sono alla base dei beni comuni volontari e delle prerogative dell’utente descritti sopra:

1. La cessione volontaria del copyright e la condivisione di opere sotto tutela sono legittimi esercizi di esclusiva sul diritto d’autore. Molti autori aventi diritto alla protezione del copyright sulle proprie opere possono decidere di non esercitare del tutto tali diritti o di volerli cedere per intero. Queste azioni, se volontarie, costituiscono un legittimo esercizio di esclusiva sul copyright e non devono essere ostacolate dalla legge, da statuti o altri meccanismi, inclusi i diritti morali sull’opera.

2. Le eccezioni e le limitazioni al copyright, il “fair use” e “fair dealing”, devono essere attivamente mantenute un modo da assicurare l’equilibrio fondamentale tra copyright e interesse pubblico. Questi meccanismi creano quelle prerogative per l’utente che costituiscono la necessaria ‘boccata d’aria’ nell’attuale sistema del copyright. Dato l’elevato tasso delle trasformazioni sia nella tecnologia che nella società, è importante che tali meccanismi rimangano in grado di assicurare il funzionamento delle istituzioni sociali essenziali e la partecipazione sociale di individui con bisogni particolari. Quindi le eccezioni e le limitazione al copyright, il “fair use” e “fair dealing”, dovrebbero essere costruite come evolutive per natura e costantamente adattate per tenere conto dell’interesse pubblico.

Oltre a questi principi generali, occorre affrontare subito varie altre questioni rilevanti per il pubblico dominio. Le seguenti raccomandazioni hanno l’obiettivo di tutelare il pubblico dominio e assicurarne il funzionamento in maniera significativa. Sebbene tali raccomandazioni siano applicabili sull’intero spettro del copyright, rivestono particolare rilevanza nell’ambito dell’istruzione, del patrimonio culturale e della ricerca scientifica.

Raccomandazioni generali

1. Occorre ridurre la durata dei termini di tutela del copyright. L’eccessiva durata della protezione sul copyright, combinata con l’assenza di formalità legali, è altamente dannosa per l’accessibilità della nostra conoscenza e cultura. Inoltre, ciò incrementa la presenza di ‘opere orfane’, ovvero quei lavori che per vari motivi non rientrano più né sotto il controllo degli autori né fanno parte del pubblico dominio, e in entrambi i casi non possono essere usate. Quindi per le nuove opere la durata della tutela del diritto d’autore va ridotta a termini più ragionevoli.

2. Qualsiasi modifica sulla portata della tutela del copyright (ivi comprese qualsiasi nuova definizione della materia tutelabile o l’espansione di diritti esclusivi) deve tener conto degli effetti sul pubblico dominio. Qualsiasi cambiamento nella portata della protezione del copyright non va applicato retroattivamente a lavori già oggetto di tutela. Il copyright è un’eccezione limitata nel tempo dello stato di pubblico dominio della cultura e conoscenza condivisa. Nel XX secolo la portata del diritto d’autore è stata estesa in maniera significativa per privilegiare gli interessi di un gruppo ristretto di titolari di diritti alle spese del pubblico generale. Come risultato, gran parte della nostra cultura e conoscenza rimane bloccata a causa di restrizioni imposte dal copyright e da questioni tecniche. Dobbiamo assicurarci quantomeno che tale situazione non veda peggiorando e che anzi in futuro venga invece migliorata.

3. Qualora un’opera debba rientrare pubblico dominio strutturale del proprio Paese d’origine, va riconosciuta come parte del pubblico dominio strutturale in tutti gli altri Paesi del mondo. Qualora nel proprio Paese un’opera non debba godere della tutela del copyright, in base a una specifica clausola di esclusione dallo stesso, ovvero in quanto non soddisfi i criteri di originalità o nel caso di scadenza della durata alla tutela, non dev’essere possibile per nessuno (compreso l’autore) invocare la protezione del copyright dello stesso materiale in un altro Paese in modo da sottrarlo al pubblico dominio strutturale.

4. Ogni tentativo falso o ingannevole di appropriarsi di opere in pubblico dominio va punito a norma di legge. Al fine di preservare l’integrità del pubblico dominio e di tutelare gli utilizzatori di opere di pubblico dominio da rappresentazioni inaccurate e menzognere, ogni tentativo falso o ingannevole di avanzare pretese di esclusività su materiale di pubblico dominio dev’essere dichiarato illegittimo.

5. Non è consentito ricorrere ad alcun ulteriore diritto di proprietà intellettuale per ricostituire l’esclusività su opere di pubblico dominio. Il pubblico dominio è parte integrante dell’equilibrio interno al sistema del diritto d’autore. Questo bilanciamento interno non va manipolato da tentativi per ricostituire od ottenere il controllo esclusivo su opere di pubblico dominio tramite normative esterne al copyright.

6. Occorre implementare un modo pratico ed efficace per rendere disponibili le ‘opere orfane’ e i lavori già pubblicati ma non più in commercio (ad esempio, le opere fuori catalogo) onde poter essere riutilizzate dalla società. L’estensione della portata e della durata del copyright e ‘assenza di formalità per i lavori stranieri hanno creato un’ampia quantità di ‘opere orfane’ che non sono né sotto il controllo dei rispettivi autori né fanno parte del pubblico dominio. Dato che di tali opere, in base all’attuale normattiva, non beneficiano né gli autori né la società, le stesse vanno rese disponibili alla società nel suo insieme per essere riutilizzate in maniera produttiva.

7. Le istituzioni a tutela del patrimonio culturale dovrebbero assumere un ruolo cruciale per l’efficace catalogazione e tutela delle opere di pubblico dominio. A queste organizzazioni è stato affidata per secoli la conservazione della conoscenza e cultura pubbliche. In quanto detentrici di questo ruolo, esse sono chiamate a garantire che le opere di pubblico dominio siano disponibili a tutti, tramite la loro chiara classificazione, la preservazione e la messa a disposizione della collettività in maniera libera.

8. Va eliminato ogni ostaco legale che possa impedire la condivisione volontaria delle proprie opere o la diretta assegnazione a pubblico dominio da parte dell’autore. Entrambi sono esercizi legittimi dei diritti esclusivi garantiti dal copyright ed entrambi sono elementi cruciali per assicurare l’accesso ai beni culturali e alla conoscenza di base e per rispettare la volontà dell’autore.

9. In generale va reso possibile l’uso personale non commerciale delle opere tutelate dal copyright, e per casi simili vanno esplorate forme alternative di remunerazione per l’autore. Poichè è essenziale per lo sviluppo personale di ciascun individuo che egli/ella sia in grado di utilizzare in maniera non commerciale tali opere, è parimenti essenziale prendere in considerazione la posizione dell’autore nello stabilire nuovi limiti ed eccezioni sulla tutela del copyright o quando vengano rivisti quelli già esistenti.

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[1]: Traduzione italiana a cura di Irene Cassarino, Valentin Vitkov, Bernardo Parrella.

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Questa traduzione italiana è disponibile anche in formato odt e pdf.

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Qui è possibile firmare il Manifesto.

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Second Life: il nuovo wiever e oltre

Fonte: opensourceobscure.com

Ieri sera martedì 23 febbraio ore 19 è stato lanciato il nuovo ed attesissimo wiever di SL, inoltre altri segnali preannunciano una evoluzione in continuo sviluppo:

  • Linden Lab sta continuando ad aumentare il proprio organico (oltre 300 dipendenti)
  • nel 2010 potrebbero venire completati alcuni dei progetti di sviluppo e consolidamento condotti da oltre un anno su vari fronti (infrastruttura hardware e di rete, migliore user experience per i neofiti, nuovo viewer)
  • è stata aperta una sede Linden Lab in Europa (Amsterdam) dedicata espressamente al marketing
  • lo sviluppo del Viewer 2 è stato condotto in grande segretezza – forse allo scopo di creare un forte “effetto sorpresa” in occasione del lancio, ormai imminente…

Ulteriori Info: Second Life Blogs: Features: Second Life Viewer 2 Beta, Now Available


Le sorprese sembrano quindi non finire, visto anche l’ultimo acquisto della Linden ossia il Social Network degli avatars: Avatars United.

3dworlds_diagram

Questo acquisto lo interpreto come un segnale evidente che i lavori sono ancora tanti ed in corso, infatti fino ad ora i mondi virtuali ed il web viaggiano in universi paralleli, chiusi in compartimenti stagni. Questo non fa altro che ostacolare ulteriormente lo sviluppo di entrambi, soprattutto oggi nel web 2.0 dove a far da traino sono i vari social media, ne consegue che anche gli universi sintetici abbiamo bisogno di una svolta: essere più 2.0 o meglio più social.

La fusione, il mash-up tra le due entità, tra i due universi la vedo come unica soluzione per creare nuove attività sociali, politiche ,economiche per espandere l’utilizzo dei mondi virtuali con più semplicità rivoluzionando del tutto il panorama dell’insegnamento ed apprendimento.  La separazione non è utile nè agli uni ne agli altri.

Fonte Immagine: allvirtual.wordpress.com

Sto parlando infatti di nuovi incroci cross-mediali, la vera e proprio affermazione degli X_MEDIA. La realtà aumentata sta dimostrando come questo sia più vicino che mai, X-fusion è un dato di fatto, anche se per ora si vedono molte sperimentazioni tra mondi virtuali e reali con applicazioni su Iphone coinvolgendo uno scenario del tutto nuovo ed per ora non del tutto chiaro ma che sconvolgerà o meglio rivoluzionerà il nostro futuro.

A parte questa piccola parentesi da Nostradamus (la fine del mondo reale e l’inizio di quello X_real) ritorno alla questione web e metaverso, in cui oggi si cerca di far vedere ciò che succede all’interno dei mondi sintetici tramite uno sforzo di energie davvero notevole a chi è all’esterno non sapendo a volte dell’esistenza di mondi sintetici e chiedendosi cosa ci stia a fare della gente li dentro!!! E’ proprio questo il punto: il dentro ed il fuori, il dentro a il fuori a che cosa!? Dentro al web e fuori da facebook o magari dentro a twitter e fuori dai social network o dentro a second life e fuori dal web…….

La frammentazione e l’integrazione degli uni negli altri e viceversa diventa pertanto una base comune, forse è solo una questione di tempo: “ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi….”

Vi lascio con le lezione di Obscure su come usare il nuovo client di SL:

scopri-come-usare-il-nuovo-client-137x76

FUNZIONI OSCURE
OGNI MERCOLEDÌ  ore 22.15 – 23.15

http://slurl.com/secondlife/INDIRE/103/112/22

A partire da stasera, opensourceobscure dedicherà stabilmente una parte degli incontri di Funzioni Oscure al Viewer 2 Beta – come sempre, ci sarà ampio spazio per tutte le vostre domande in merito. L’argomento è scottante e le informazioni in merito sono ancora in divenire, per cui siete invitati tutti a partecipare, possibilmente usando proprio il Viewer 2 (ma ricordate che usare software in Beta significa aspettarsi qualche ostacolo lungo il percorso ;-)

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Sym Graphye


Photo Gallery by Fiona Sayman
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Notte Bianca Digitale: SECOND LIFE – Light ‘10

prove loghi due1

Si svolge a Milano in contemporanea: WIF 2010 e DUE.1 presso NABA (nuova accademia di Belle Arti) ed Young & Rubicam Brands, nelle giornate di oggi fino al 6 febbraio; un appuntamento a cui non mancare. La mia attenzione ,oltre alle altre cose interessenti, si sofferma sulla notte bianca digitale nella quale per l’appunto verranno proiettati sia in RL sia in SL alcuni filmati che qui sotto ho raccolto e potranno essere visti anche da casa tramite lo streaming web:

Fonte: imparafacile.ning.com

IL WEB SEMANTICO
(ore 22.00)
Relatore: Maurizio Caminito (aka Mau Messenger), docente di informatica per gli archivi e le biblioteche presso l’Università La Sapienza di Roma
Dove: Aula Upsilamba dell’Isola Imparafacile, SLURL: http://slurl.com/secondlife/imparafacile/42/198/36/

LIGHT ‘10: FANTASCIENZA E MAGIA NELLA RICERCA SCIENTIFICA EUROPEA
(ore 23.00)
Relatore: Leo Sorge (aka Akai Udimo), giornalista, tecnologo e tecnofilo
Dove: Land Empire of Nod, SLURL: http://slurl.com/secondlife/Empire%20of%20Nod/126/135/21

FUTURE INTERNET
(ore 24.00)
Relatore: Serena Zonca (aka Juliet Claridge), giornalista
Dove: Auditorium I-Box dell’Isola Imparafacile, SLURL: http://slurl.com/secondlife/imparafacile/192/198/57/

IL LATO OSCURO DI INTERNET
(ore 01.00)
Relatore: Marco Strano (aka marcostrano Magic), cyber criminologo
Dove: Auditorium I-Box dell’Isola Imparafacile, SLURL: http://slurl.com/secondlife/imparafacile/192/198/57/

Ma non siamo solo in Second Life:
1) se volete venirci a trovare in RL, ci trovarete a Milano alla Nuova Accademia di Belle Arti (http://www.naba.it/), in via Darwin, 20
2) se volete seguirci via web, grazie alla collaborazione con 2Lifecast, potrete farlo alla pagina: http://imparafacile.ning.com/page/dirette-streaming-imparafacile

Ulteriori Info: www.duepunto1.it

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Live! Immersiva presenta: Concerto di Alessio Santacroce “I Giudici”

Alessio Santacroce Live Concert: I Giudici -3 feb. 10- from 2lifecast: crisma kirax on Vimeo.

Ieri sera avete potuto assistere alla diretta streaming del concerto direttamente da Astral Dream InSL, ma per chi fosse mancato ho caricato il video della serata o meglio il video dell’intero concerto live di Alessio Santacroce e La quarta via…..

Official site band: laquartavia.it/findex.html

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FutureFilmFest e 3dDay: oltre il cinema…

FFF 2010 Opening Title from Future Film Festival on Vimeo.

Fonte: www.futurefilmfestival.org

Il 30 e 31 gennaio il Future Film Festival di Bologna dedica un evento speciale al Cinema Digitale e al 3D

Future Film Festival 2010, tra i molti appuntamenti, proporrà due giornate dedicate allo sviluppo del cinema digitale e – in particolare – del 3D stereoscopico in Italia e nel resto del mondo. Obiettivo del 3dDAY è quello di fare il punto sulla nuova tecnologia stereoscopica e capirne le maggiori applicazioni, cinematografiche e televisive, per il futuro dell’entertainment. 3dDAY propone un confronto tra gli addetti ai lavori, gli esercenti, i distributori e i produttori di contenuti, che porti ad esplorare il presente ed il futuro di questa tecnologia.
La prima edizione del 3dDAY si è svolta il 31 gennaio e il 1 febbraio 2009 a Bologna in occasione dell’undicesima edizione del Future Film Festival. L’evento ha visto confrontarsi allo stesso tavolo, per la prima volta nel nostro paese, tutte le Major, produttori, distributori ed esercenti per riflettere sul presente e sul futuro del 3D stereoscopico. La prima edizione del 3dDAY ha inoltre proposto proiezioni di film in 3D dell’ultima stagione e l’anteprima italiana di 30 minuti di Monsters vs. Aliens di Rob Letterman e Conrad Vernon, in collaborazione con Universal.
A grande richiesta dei partecipanti alla scorsa edizione, il 3dDAY è diventato dunque un appuntamento annuale del Future Film Festival, per fare il punto, nel nostro paese, sulla stereoscopia e sulle sue applicazioni. Il secondo appuntamento dedicato alla stereoscopia, previsto per il 30 e 31 gennaio 2010, parlerà di cinema ma non solo.
Secondo le maggiori case di produzione del mondo, la visione dei film con gli occhialini per il 3D rappresenta una vera e propria rivoluzione del cinema contemporaneo, paragonato da alcuni alla rivoluzione che il sonoro portò nel cinema alla fine degli anni Venti. Diverse le ragioni e le motivazioni per cui le major, così come i produttori di tecnologie per il cinema, ma anche per l’home entertainment e i videogames, stanno adottando questo sistema. Ragioni che saranno affrontate in un convegno ad hoc, curato dal giornalista Antonio Autieri, proprio durante la dodicesima edizione del Future Film Festival (Bologna, 26-31 gennaio 2010). Il 3dDAY rifletterà inoltre sull’evoluzione del 3D televisivo e sulle sue applicazioni nel mondo dei videogiochi. Numerose inoltre le proiezioni in 3D che presenterà il FFF tra le quali le anteprime dei capolavori targati Pixar Animation Studios Toy Story e Toy Story 2 in 3D, distribuiti in Italia da Buena Vista.

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Il 3D stereoscopico è l’innovazione più eccitante della storia del cinema dopo l’avvento del sonoro e quello del colore”.

Jeffrey Katzenberg, fondatore di DreamWorks

Fonte: 3D DAY -  Foto: barron

Il 3D DAY è l’appuntamento italiano annuale dedicato alla tecnologia stereoscopica. Un intenso programma (panel + proiezioni) che si snoda sui temi dello sviluppo del cinema digitale e, in particolare, del 3D stereoscopico in Italia e nel resto del mondo.

In occasione del 3dDAY il Future Film Festival (Bologna, 26-31 gennaio) presenterà una selezione di film in anteprima in 3D che saranno gli attesi protagonisti della prossima stagione al cinema:

SABATO 30 GENNAIO
Teatro Duse (Via Cartoleria 42, Bologna)
ore 20.00
Anteprima di 56 minuti del nuovo film della Dreamworks, Dragon Trainer, di Dean Deblois e Chris Sanders (USA, 2010)
Nuova fatica della Dreamworks (Shrek, Madagascar, Kung Fu Panda), Dragon Trainer immerge gli spettatori in un mondo mitico popolato da draghi e battaglieri vichinghi. Come di consueto, il film offre un adrenalinico mix di azione e umorismo, complessità narrativa ed un livello di realizzazione tecnica avanguardistico. Il film è distribuito in Italia da Universal.

Anteprima dei primi minuti di Toy Story 3 3D, di Lee Unrich (Usa, 2010)
in anteprima assoluta per l’Italia, vedremo i primi minuti di Toy Story 3 3D. In collaborazione con Buena Vista International Italia.

Proiezione di The Hole 3D di Joe Dante (Canada/Usa, 2009, 98 min.)
Joe Dante, autore di Gremlins, ritorna con un thriller in 3D che esplora le paure e i segreti nascosti nei meandri della mente umana. La scoperta del buco nel seminterrato di casa, porta i fratelli Dane e Lucas a confrontarsi con il male e con gli incubi più profondi. Il film è distribuito in Italia da Medusa.

DOMENICA 31 GENNAIO
Teatro Duse (Via Cartoleria 42, Bologna)
ore 14.30
Proiezione di Toy Story 1 3D (81 min., USA, 2009)

ore 16.15
Proiezione di Toy Story 2 3D (92 min., USA, 2009)
In occasione dell’imminente uscita di Toy Story 3 3D, il Future Film Festival ripropone i primi due capitoli della saga come non li avete mai visti, ovvero aggiornati con le nuove tecniche stereoscopiche ed ancora più spettacolari.

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Bologna Art First 2010: 29-30 gennaio

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Fonte: artefiera.bolognafiere.it

La notte di Sabato 30 gennaio il centro storico di Bologna diventa una grande vetrina dell’arte contemporanea con apertura serale straordinaria di musei, palazzi storici, mostre, gallerie e negozi…

Bologna Art First Un itinerario esclusivo nella città, diventa per il primo anno un progetto curatoriale affidato a Julia Draganovic. Il progetto nato dalla collaborazione tra la città di Bologna e Arte Fiera Art First, presenta dal 29 Gennaio a fine Febbraio 2010 una serie di installazioni di artisti che lavorano con le gallerie partecipanti. Un’unica grande mostra collettiva per creare un dialogo tra l’arte contemporanea e location inusuali del centro storico della città e dei suoi dintorni (Dal 29 gennaio visita e commenta le opere di Bologna Art First online)

Clicca qui per vedere il programma di ArteFiera 2010
Dal 29 Gennaio visita e commenta le opere di Bologna Art First online

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“To shoot an elephant”: proiezione globale il 18 gennaio

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18 gennaio 2010: proiezione globale

del film-documentario su Gaza

“To shoot an elephant”

… dopo, naturalmente, ci furono discussioni infinite circa l’uccisione dell’elefante. Il proprietario era furioso, ma era solo un indiano e non poteva fare niente. Inoltre, sul piano giuridico avevo fatto la cosa giusta, perché un elefante pazzo deve essere ucciso, come un cane pazzo, se il proprietario non riesce a controllarlo.

(George Orwell, Uccidendo un elefante)

“To shoot an elephant” è un resoconto realizzato da testimoni oculari presenti nella Striscia di Gaza durante i bombardamenti effettuati dall’esercito israeliano lo scorso dicembre, nel corso dell’Operazione “Piombo fuso”: 21 giorni a sparare sull’elefante, documentati da Alberto Arce e Mohammad Rujeilah.

Incalzante, sporco, da far perdere il sonno, immagini che fanno rabbrividire raccolte dagli unici stranieri che hanno deciso di rimanere -e ci sono riusciti- all’interno delle ambulanze nella striscia di Gaza, con i civili palestinesi.

Il film-premiato lo scorso novembre al Festival dei Popoli di Firenze- sta organizzando il 18 gennaio 2010 un “global screening day” in tutto il mondo, in occasione dell’anniversario dei bombardamenti israeliani a Gaza. Arce- consapevole del problema “distributivo” di cui le immagini su Gaza hanno sofferto e tuttora soffrono- ha deciso di rilasciare il suo film sotto licenza Creative Commons “attribuzione condividi allo stesso modo” CC BY SA per permettere a chi interessato, nel mondo intero, di scaricare legalmente il film, copiarlo, proiettarlo in pubblico, distribuirlo, tradurlo, alla sola condizione di citarne la fonte originaria e rilasciare il prodotto finale sotto lo stesso tipo di licenza.

2lifecastMoovioole hanno deciso di supportare la diffusione del film, organizzando una proiezione congiunta

-         in Second Life, Cinema della Galleria Szczepanski,  ore 22.30 (http://slurl.com/secondlife/Galleria/84/96/22)

-         sul web, Cineteca Moovioole, ore 21 e ore 23 (http://www.moovioole.it/eventi/).

2lifecastMoovioole costituiscono insieme un circuito distributivo e di comunicazione integrato e crossmedia, composto da siti web (il sito di Moovioole e una serie di blog), una sala a Milano (http://www.creaticitygate.org) e una sede virtuale in SecondLife (http://slurl.com/secondlife/Galleria/84/96/22), ed è aperto a tutti gli autori che producono fiction, animazione, live e desiderano condividere i propri contenuti in licenza Creative Commons. Condividiamo pertanto la scelta distributiva operata da Arce e Rujeilah, volta a superare logiche distributive che rischiano di oscurare o mettere a tacere contenuti importanti, e offriamo loro il nostro contributo nelle modalità che ci sono proprie.

Maggiori informazioni sul film sono disponibili nei siti:

http://mediaoriente.com/2010/01/09/to-shoot-an-elephant-su-gaza-proiezione-globale-il-18-gennaio/

http://toshootanelephant.com

Il film è scaricabile legalmente: http://thepiratebay.org/torrent/5249337/To_shoot_an_elephant

—–

Nota del regista Alberto Arce:

La striscia di Gaza è stata posta sotto assedio dal giugno 2007, quando Israele la dichiarò “entità nemica”. Un gruppo di attivisti internazionali organizzò un movimento volto a rompere l’assedio, il “Free Gaza movement”. Grazie ai loro sforzi, e nonostante il divieto israeliano ai corrispondenti stranieri e operatori umanitari di raccontare e testimoniare l’operazione “Piombo fuso”, un gruppo di volontari internazionali -membri auto-organizzati dell’International Solidarity Movement- erano presenti a Gaza quando sono iniziati i bombardamenti, il 27 dicembre 2008. Insieme a due corrispondenti internazionali da Al Jazeera International (Ayman Mohyeldin e Sherine Tadros), erano gli unici stranieri che sono riusciti a scrivere, filmare e realizzare servizi per diverse stazioni radio su quello che stava accadendo all’interno della Striscia palestinese assediata.

Erano giornalisti? Erano attivisti? Che importa! Divennero testimoni. Essere un giornalista o di essere qualsiasi altra cosa dipende da come ti senti. E’ una responsabilità etica riuscire a condividere con un pubblico più vasto quello che tu e coloro che sono intorno a te stanno attraversando. Sarà il risultato del tuo lavoro a portarti ad una carriera professionale come giornalista o no, piuttosto che presupposizioni ed etichette. Fai in modo che altri sappiano. Fai fare loro ciò che desideri: falli ascoltare e renderli consapevoli di ciò di cui tu sei consapevole. Questo è essere un giornalista. Avere un tesserino con la scritta “stampa”, ricevere un regolare stipendio non è necessario per essere un testimone: bastano una macchina fotografica o una penna. Scordatevi la neutralità. Scordatevi l’obiettività. Noi non siamo palestinesi. Noi non siamo israeliani. Noi non siamo imparziali. Cerchiamo solo di essere onesti e riferire ciò che vediamo e ciò che sappiamo. Io sono un giornalista. Se qualcuno ascolta, io sono un giornalista. Nel caso di Gaza, i “giornalisti ufficiali” non sono stati autorizzati a entrare a Gaza (a parte quelli che erano già dentro), così siamo diventati testimoni. Con tutta una serie di responsabilità.

Ho sempre inteso il giornalismo come “una mano che accende luci all’interno di una stanza buia”. Un giornalista è una persona curiosa, una persona che fa domande scomode, una fotocamera ribelle e una penna che fanno sentire a disagio chi è al potere. E questo è il concetto che sta dietro il mio lavoro a Gaza: adempiere ad un dovere nel conflitto più raccontato della Terra, in cui la storia dell’assedio e della punizione collettiva che imposta da Israele a tutta la popolazione del territorio in rappresaglia per i razzi inviati da Hamas non sarà mai narrata con sufficiente precisione. Per questo deve essere vissuta. Mi sono introdotto all’interno di Gaza, nonostante i tentativi di Israele di impedirci di entrare e sono stato “gentilmente” invitato ad andarmene da chi è al potere a Gaza. Questa è la mia idea di giornalismo. Ogni governo sulla Terra dovrebbe sentirsi nervoso quando qualcuno va in giro con una macchina fotografica o una penna, pronto a rendere noto ciò che riesce a capire. Per il bene dell’informazione, uno dei pilastri principali della democrazia.

Questo è un film “immerso”. Abbiamo deciso di “immergerci all’interno delle ambulanze” aprendo un dialogo immaginario con i giornalisti che stavano all’interno degli eserciti. Ognuno è libero di scegliere il lato dal quale riportare ciò che vede. Ma le decisioni spesso non sono imparziali. Abbiamo deciso che i civili che lavorano per salvare dei feriti ci avrebbero dato una prospettiva molto più onesta sulla situazione, rispetto a coloro il cui compito è quello di colpire, ferire e uccidere. Preferiamo i medici ai soldati. Preferiamo il coraggio dei soccorritori disarmati rispetto a quello- ugualmente interessante, ma da rifiutare da un punto di vista morale- di chi è arruolato per uccidere. Si tratta di una questione di messa a fuoco. Non mi interessano le paure, i traumi e le contraddizioni di coloro che hanno un’alternativa: quella di rimanere a casa e dire no alla guerra.

Fonte: Samaya Silberman (aka Federica Peruzzo)

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Premio Remix: RiP! A remix manifesto

RIP! A remix manifesto è un documentario open source sul copyright e la cultura remix. Prodotto in sei anni di lavoro, il film è l’opera collettiva di centinaia di persone che hanno dato il proprio contributo attraverso il sito per realizzare il primo documentario open source della storia.

Non è solo un film, infatti vi è la possibilità di creare un cortometraggio utilizzando alcuni pezzi del film scelti dal regista stesso che potete scaricare al seguente link: Premio Remix.

Il “Premio Remix” è un premio riservato a studenti e smanettoni di ogni età, a cinefili tecnologici, a video artisti o aspiranti tali chiamati a remixare alcuni “materiali” video tratti dal film e dal regista pre-selezionati…..

Re_Mind, Re_Creation, Re_Build……Re_Mix culture

I video non dovranno superare la durata di 10’ e dovranno essere caricati come video di risposta su Youtube a questa pagina entro e non oltre il 15 marzo 2010.

Ulteriori Info

Protagonista principale di Rip! è Girl Talk, un giovane musicista, ormai noto e celebrato in tutto il mondo che ha scalato le classifiche con i suoi brani mashup. Ma che vuol dire mashup? Vuol dire pescare liberamente da internet centinaia di brani musicali, “smontarli” a piacimento e rimontarli in una nuova musica che non ha niente più delle musiche originarie, ma è una “cosa” nuova, mai esistita che viene ributtata nel tritacarne della rete e riutilizzata, rimixata, cambiata all’infinito da milioni di utenti-artisti. Ma tutto questo è legale? Musica, arte, diritti: il manifesto della nuova creatività, il web come intelligenza di massa.

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Il Film:

Protagonista principale di Rip! è Girl Talk, un giovane musicista, ormai noto e celebrato in tutto il mondo che ha scalato le classifiche con i suoi brani mashup.
Ma che vuol dire mashup? Vuol dire pescare liberamente da internet centinaia di brani musicali, “smontarli” a piacimento e rimontarli in una nuova musica che non ha niente più delle musiche originarie, ma è una “cosa” nuova, mai esistita che viene ributtata nel tritacarne della rete e riutilizzata, rimixata, cambiata all’infinito da milioni di utenti-artisti.
Ma tutto questo è legale? Entro che limiti? Che ne sarà di quel valore essenziale al nostro modo di vivere che noi chiamiamo copyright?
Riciclo, riuso e remix sono le 3R che meglio descrivono potenzialità e attività degli utenti online: l’originalità non risiede mai nell’invenzione ex novo, c’è sempre materiale grezzo da riutilizzare, ma nuovo, nuovissimo è il sapore che esce da questa musica che miscela mille musiche.
E la partecipazione di tutti gli utenti-artisti del web assottiglia sempre più la linea tra professionalità e amatorialità. Chi è oggi un artista?
Come urlano gli eroi di questo film, “l’intelligenza collettiva arriva dove il singolo non giungerà mai: le folle sono sagge e la loro unione dà un plus che supera la semplice somma tra le parti”.
Il celebre Lawrence Lessig – autore, tra gli altri di Cultura Libera e Remix e fondatore di Creative Commons – è tra gli intervistati del film, insieme al media guru e coeditore di Boing Boing Cory Doctorow e a Gilberto Gil, musicista ed ex ministro della Cultura in Brasile.

Feltrinelli Editori: Rip! A Remix Manifesto

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I.A: Intelligenza Artificiale

Fonte: current.tv

Con il termine intelligenza artificiale si intende l’abilita’ di un computer di svolgere funzioni e ragionamenti tipici della mente umana. Qual e’ lo stato della disciplina oggi, quali i centri d’eccellenza e quali i problemi nel rapporto tra uomo e macchine.

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